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Château Haut-Brion: viaggio sulle ali di un mito (seconda parte)

Château Haut-Brion: viaggio sulle ali di un mito (seconda parte)

La cronaca è quella dell’annata 2007. Una vendemmia da leggere quale valutazione di una serie di cambiamenti, già iniziati, nel modo di coltivare il vigneto bordolese, improntato più alla cura manuale che meccanica e nel rispetto dei suoi singoli elementi. Un’annata che lascia un segno anche nello stile di Haut-Brion.

Haut-Brion8E’ il passaggio dalla vecchia visione della “forma ad ogni costo” esaltata nella dimensione spaziale, a quella di un nuovo ideologico “piacevole” del terroir, raffigurato en plein air, messo in rilevo da pennellate che si sovrappongono a creare ombre colorate fotografandone, quasi, l’essenza in quell’attimo per trattenerlo nel tempo. Difficilmente un Haut- Brion si palesa chiaramente al degustatore, la sua “moderazione” nell’esprimersi spinge sempre a rincorse più o meno lunghe, ma questo è un caso sorprendentemente diverso.

Limpido, evidente, manifesto, insomma investito di quella luce che nulla nasconde dietro i chiaroscuri. A cominciare dal colore compatto e profondo, chiaramente giovane (bevuto nel 2012) che promette un naso altrettanto sincero di frutta che prevale su quei sentori terrosi, chiara impronta del singolare terroir della collina di Haut-Brion, e i segni di una evoluzione appena iniziata ma che già dona notevole complessità, dal caffè al tabacco alla scatola di sigaro, trademark di questo grande vino. Voluttuoso in bocca, ricco, pulito ed elegante. Un tannino stranamente “delicato” rispetto alla maschia impronta che il vino solitamente lascia, frutto di quella nuova sensibilità trovata ed ispirata che adatta le estrazioni alle caratteristiche dell’annata, e la cui percezione è prolungata, quasi fissata, da una freschezza più che evidente.

Un’annata diversa, equilibrata, definita unica, che seduce con la sua finezza e dona quella complessità che raramente si mostra così sfacciatamente in un Haut- Brion. 44% Cabernet Sauvignon, 43% Merlot, 13% Cabernet Franc. 8800 le bottiglie prodotte.

Il segreto di tale successo è presto svelato. È quel matrimonio di elementi naturali e mano dell’uomo sul filo di un equilibrio per il quale nessuno prevale ma entrambi concorrono a formare l’essenza del vino.

Haut-Brion5Per produrre un Grand Cru di Bordeaux i requisiti necessari sono ghiaia, colline con pendenze pronunciate, terreni profondi che accolgono le radici e un buon drenaggio. Il terroir di Haut-Brion è unico nel suo genere, formato da due collinette di ciottoli rossi di quarzo e quarzite, agata, conglomerati induriti, basanite nero, selci liassici, per la maggior parte di piccole dimensioni, che costituiscono la base originale della terra vitivinicola dello Château. È infatti questo il più antico degli strati del Pleistocene, noto come ghiaia di Gunzian. A questo si è poi sovrapposto un altro strato di ghiaia, sabbia ed argilla, detriti erosi dalla catena dei Pirenei, che il movimento piuttosto impetuoso di fiumi e torrenti, tra il Ponziano e il Pliocene, ha depositato a nord fino alla Gironda. Successivamente, pietre di medie e grandi dimensioni si sono stratificate su questi e oggi costituiscono i suoli del vigneto.

Cabernet Sauvignon, principe del Médoc e delle Graves, Merlot e Cabernet Franc sono i vitigni, classico taglio, che compongono il vigneto di Haut-Brion. Ognuno di esso apporta impronta personale sapientemente mixata dal team di enologi ed agronomi, guidati dalla famiglia Delmas, alla cui cura è affidata la gestione della vigna e della cantina da generazioni. Attente selezioni delle piante e microvinificazioni aiutano nella scelta dei cloni che meglio rispondono ad ogni singolo appezzamento e alla stile di Haut- Brion.

Il segreto di una grande vino? Uve perfettamente mature e sane, fermentazione in acciaio ( pionieri in questo in Bordeaux dal 1961) in assenza di ossigeno con lieviti indigeni, e l’assemblaggio accorto dei vini di prima spremitura dopo le fermentazioni malolattiche. Quest’ultimo non rispetta le stesse percentuali ogni anno – non a caso l’annata 2007 prevede una maggiore presenza di Cabernet Sauvignon rispetto al Merlot- le basi sono scelte secondo la migliore espressione caratteriale in quell’annata, valutata nel lungo periodo, a dare un vino che sia sempre degno del nome Haut-Brion. La fase successiva è il riposo in barrique di rovere rigorosamente nuove per 18- 20 mesi e controllate ogni tre.

E dopo l’imbottigliamento il vino viene affidato alle cure del tempo che lo trasforma in piccoli gioielli capaci muovere l’animo verso dimensioni sconosciute, indietro nel tempo in quella Francia realista ed impressionista di fine ottocento che premiò Haut-Brion con il massimo riconoscimento di qualità.

(Leggi la prima parte dell’articolo)

Pia Martino
io.pia@live.it

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